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Una storia, una vita per lo sport

di Gianmaria Fiorentini

Il 18 maggio 1986 Gianni Gambi moriva, improvvisamente, all’età di 79 anni.  Entrava di diritto nel Pantheon degli Eroi dello Sport Italiano di tutti i  tempi. Ogni anno, si disputa a Ravenna nella piscina olimpionica del Centro Natatorio a lui dedicato, un'edizione dell’International Gianni Gambi Prize, gara internazionale di Nuoto Pinnato a cui partecipano numerose Società  straniere.

Tante persone, amici, responsabili delle Federazioni Sportive Nazionali del Nuoto, del Trotto, degli ippodromi del Savio, delle Capannelle, di S.Siro, di Agnano e di cento altri ippodromi italiani chiedono alla mia povera penna un commento, una storia da raccontare ai giovani che oggi fanno sport e che sono confusi, turbati e purtroppo "drogati" nel corpo e nell’anima dall’illusione del facile guadagno e del successo. Certamente incapaci di seguire i principi dei cinque cerchi di Olimpia. Il mio compito è quantomeno difficile poichè Gino Strocchi, grande giornalista della Gazzetta dello Sport recentemente scomparso, scrisse alcuni stupendi articoli su Gianni. Misurarmi con Gino, campione di giornalismo, mi sembra francamente impossibile.

Io ben conobbi Gianni Gambi poichè cominciai a nuotare sotto la guida sua e del fratello Francesco (classe 1910 e che è stato per 60 anni un famoso allenatore di nuoto) quando avevo 13 anni assieme a Valerio, suo terzo figlio. Lui aveva 60 anni, appesantito per via del formidabile appetito, ma ancora possente nell’architettura delle spalle, delle braccia e nell’impianto del collo ci raccontava storie di un altro mondo.

I lunghi viaggi in treno o in piroscafo per raggiungere le grandi città d’Europa o gli Stati Uniti dove si svolgevano le maratone di nuoto nelle acque gelide della Senna, della Sprea, del lago Ontario o del lago Oregon. I grandi avversari come Weissmuller, poi Tarzan di successo sul grande schermo, le sanguisughe che si incollavano alle sue braccia, il battello che si perdeva nella tempesta quando attraversò la Manica. Sulle pareti della sua casa c’erano copricapo da cow-boy, da pellerossa e sui mobili vi erano coppe ed oggetti di bella fattura che erano stati i premi di tante vittorie. Quanta passione di fare sport, di essere indomiti ci trasmetteva!

Giannino, come lo chiamavano a Ravenna, per via della non eccelsa statura 1,66 centimetri per 62 chili di muscoli, era figlio d’arte. Il padre Spartaco, negli anni a cavallo del ventesimo secolo, lanciò grandi sfide ai più famosi "pistards" del momento. Era ciclista della nazionale italiana e correva per la Peugeot. Andò in semifinale ai Campionati Mondiali su pista a Roma nel 1904 e fu battuto dal vincitore della medaglia d’oro il francese Colen. I suoi compagni erano Bianchi, Tommaselli, Messori e Ganna. Anche il Nostro dopo aver abbandonato la Scuola Nautica di Livorno, dove lo spirito avventuroso lo aveva portato per diventare capitano di lungo corso, inizialmente provò con il calcio e la bicicletta ma in breve capì che il nuoto di resistenza era la sua vocazione. Egli con il fratello Francesco studia ed applica il nuovo stile di nuoto che si stava diffondendo, il così detto crawl o stile libero. Originario dall’Australia era in via di diffusione in Europa per opera della scuola magiara. Nel 1921 infatti i due osservano i campioni dell’Est a Pesaro assieme a Bagicalupo campione della squadra di Rapallo di Genova. Capiscono che lo stile Truggem, allora in voga con il capo alto fuori dall’acqua, le braccia che ruotano simmetriche come adesso ma con il movimento delle gambe non continuo con pausa di sospensione e forbiciata, era meno propulsivo e veloce rispetto al movimento continuo delle gambe distese proprio del crawl. In verità  i fratelli Gambi non furono i primi ad adottarlo in quanto vi erano già  campioni nelle grandi città  dove esistevano le piscine e dove vi erano più scambi di esperienze come Polli di Milano, pluricampione italiano di velocità  in piscina e la scuola di Fiume con nuotatori particolarmente bravi e tecnicamente dotati che correntemente praticavano il crawl. I due fratelli capiscono come questo nuovo stile possa essere vantaggioso rispetto al vecchio stile Truggem soprattutto nelle prove di resistenza.

Qualcosa di simile accadde 50 anni dopo in atletica per il salto in alto quando si è passati dal salto ventrale alla tecnica dorsale del Fosbury. In pochi anni molti atleti hanno guadagnato 30-40 cm sul precedente record del mondo. Giannino affina lo stile e modella la forza dei suoi muscoli nelle acque del canale Candiano. Partiva da Ravenna e percorreva di buona lena 6-7 km poi alcuni amici gli facevano da "lepre" tirandogli lo sprint finale sempre superiore al miglio. Questo gli forgiò un temperamento al quale la sua natura di nomade farà  ricorso per vincere la solitudine delle lunghe trasferte dei grandi impegni internazionali. Egli allora ebbe felice intuito nella capacità  di allenarsi, di nutrirsi, nel definire i programmi agonistici. Soprattutto capì che per vincere doveva diventare forte. Molto forte. Fortissimo per coronare i suoi sogni.

In pochi anni dal 1928 alla II Guerra Mondiale le acque del mondo celebrano le gesta del "piccolo italiano di ferro". Lo chiamano "Italian Express", "Italian Torpedo" ed egli vince, dopo aver rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Amsterdam (1928), a Berlino (tre volte), a Nizza, a Parigi, a Venezia, a Roma, alla discendente del Po. A Berlino, nevicava ed era il Natale del 1930. La Sprea appariva terrea ed imperiosa. Giannino doveva essere controllato, in ogni modo, dai colossi del Nord in modo tale che un tedesco vincesse. Essi non si capacitavano come quel piccolo uomo potesse resistere così bene al freddo ed al dolore della fatica. Non riuscirono ad abbrancarlo poichè Giannino sgusciò via rapido sull’acqua protetto dal freddo e dalle prese poco amichevoli degli avversari da un’abbondante strato di grasso che soleva spalmarsi sul corpo. Diventa "mondiale" alle Universiadi di Darmstadt in Germania nel 1930 sui 400 e 1500 stile libero.

La sua stella comunque non sarà  abbastanza fulgida fino a quando non avrà imposto la sua superiorità  anche ai "superman" americani e canadesi. Nel 1931 vola da solo a Toronto, in Canada, e nelle gelide acque del lago Ontario vince il Campionato Mondiale delle tre Miglia con il tempo di un’ora e tredici minuti. Pochi anni dopo Gambi supera se stesso e sigla il Mondiale delle cinque miglia con il tempo di 2 ore 8 minuti e 20 secondi. Fra gli sconfitti Prichard, Young, Nelson, Nolan, Shields, Viercotter e Ross come dire l’orgoglio delle Nazioni sportivamente più importanti.

Poi viene la guerra e Giannino, come Fausto Coppi ed altri campioni simbolo di quella gioventù, viene reclutato e spedito in Africa. Egli sopporta con altri migliaia di ragazzi, molti dei quali non torneranno, l’urto dei bombardamenti inglesi. E’ a Bengasi, nella primavera del 1941, quando una grande nave italiana adibita al trasporto truppe viene colata a picco dai bombardieri alleati. Centinaia di soldati, molti dei quali non sanno nuotare, cadono in acqua. Giannino si tuffa ripetutamente e ne porta a riva tanti quanti nessuno, neppur lui riuscirà a contarli. Colpito a sua volta in pieno viso da una scheggia impazzita, che gli frattura la mandibola sinistra, si ferma svenuto sulla riva. Rientra dunque ferito, in Italia, all’Ospedale Militare di Napoli. Non ritira la medaglia d’argento al valor militare perchè, dice, qualsiasi buon nuotatore, al suo posto si sarebbe comportato nello stesso modo.

Passa il fronte a Ravenna il mattino del 5 dicembre 1944 e quando le truppe canadesi entrano in città  da porta Panphilia, un ufficiale risponde con un sorriso al "Welcome!" che Gino Strocchi ed altri ragazzi ravennati gli gridano. Egli lancia a quei ragazzi un verde pacchetto di "Mc Donald’s" ed aggiunge che ce ne sarà  un secondo se sapranno indicargli la casa di Gianni Gambi. Nel 1985 ero a Toronto per un congresso di medicina e passeggiando lungo le rive del lago in un momento di pausa, vidi un Hotel che si chiamava Giannino. Mi feci una foto sotto la sua insegna, ma forse era solo un caso o una suggestione. La fama del nostro Campione comunque non si fermerà  qui. Infatti nel 1948 compirà  la Traversata della Manica e nel 1949 parteciperà  alla Napoli-Capri.

Una nota particolare merita l’attraversata della Manica. Se qualcuno di voi lettori andrà  a Dover per visitare le famose scogliere potrebbe recarsi presso la sede del locale Swimming Club, orgoglioso tenutario degli archivi di tutte le traversate della Manica. Allora infatti un grande giornale inglese organizzava queste prove sportive che costituivano la consacrazione di un campione e l’orgoglio della nazione che rappresentava. La sede della partenza e della punzonatura era proprio questo Club. Anche in Francia vi era un’organizzazione parallela a quella inglese che controllava e vidimava questi tentativi. Ma per avere il riconoscimento della traversata e l’omologazione del tempo bisognava presentare domanda al Club e dimostrare di aver un curriculum significativo come nuotatore, accettare regole precise riguardanti il periodo stagionale, l’orario di partenza, i mezzi di soccorso e d’accompagnamento, la presenza costante di almeno 3 giudici.

Quando Giannino provò si era nella primissima primavera del 1948 e vi era maltempo da 15 giorni. Egli attese per quanto gli fu possibile poi finì i soldi. Si rese conto che poteva pagare una sola barca d’appoggio e perse la pazienza di fronte alla classica flemma dei giudici inglesi. Essi gli dicevano di attendere ed applicavano fin troppo scrupolosamente i regolamenti proprio perchè Giannino poteva farcela forse battendo il record o forse perchè egli aveva un passato troppo grande tale da far diventare la traversata della Manica una sua nuova grande vittoria che avrebbe cancellato tutti gli altri. Era il tempo che Gino Bartali vinceva il Tour de France ed era un’epoca in cui gli Italiani non erano certo amati o favoriti.

L’anno prima il francese Collover aveva compiuto l’impresa partendo più a sud di Dover e Giannino, approfittando di una schiarita decise di seguirne la rotta. Si tuffò a sud di Dover verso Folkestone e seguì la barca d’appoggio con un paio d’amici sopra. Le cose sembrano andare bene poi dopo una dozzina d’ore in vista della costa francese fu di nuovo tempesta. Egli perse il contatto con il battello d’appoggio che, per l’aggravarsi delle condizioni atmosferiche, giunse con difficoltà  in Francia. Si telegrafa dall’altra parte: "Gianni Gambi is missing...". Per alcune ore si teme il peggio. Poi giunge la notizia che alcuni pescatori hanno trovato un uomo stremato sulla spiaggia tra Calais e Capo Gris Nez. La polizia francese lo identifica : è Gianni Gambi. Il giornale inglese e lo Swimming Club di Dover si affrettano a non riconosce l’impresa e pertanto l’unico italiano che per loro ha attraversato la Manica restava Tiraboschi. I francesi invece, valutate le testimonianze, registrano come valido e condotto a termine il tentativo di Gambi.

Un mese prima, Giannino aveva fatto la sua ultima puntata in Canada per mettere il sigillo alle storiche maratone dell’Ontario, giungendo secondo dietro al nuovo astro nascente, Tom Clark. E’ il suo canto del cigno come nuotatore. Da allora si dedicherà anima e corpo ai cavalli, nella veste di allevatore, guidatore e tecnico. In particolare sfrutterà  il suo fiuto di scopritore dei talenti, partecipando alle aste di puledri che si tengono a Lexington nel Kentucky per portare in Italia soggetti vincenti per imporsi nel settore trottistico.

La scuderia Gambi diventa tra le prime in Europa e grazie a Tara, Mary Sunshine, Calumet Epson, Gaiety - spesso con Giannino al sediolo - trionfa su tutte le piste del Vecchio continente. E pensare che la prima cavallina, White Star per via della chiazza bianca sulla fronte, che gli diede le prime grandi vittorie era considerata finita quando Gambi l’acquistò. Era, nonostante una buona genealogia, carne da macello poichè aveva l’anteriore destro spezzato. Gianni la ebbe per poche centinaia di dollari, quei pochi che aveva allora, poi la curò amorevolmente e la preparò allenandola per molti mesi. White Star riprese a camminare e a correre ed anche se l’appoggio non era più perfetto correva veloce, veloce come il vento. Il Nostro la fece correre sui terreni morbidi delle pinete poi di nuovo sulle piste. Con lei, guidandola dal sulky, vinse l’Arch du Triomphe a Parigi.

Mai nessuno al mondo aveva vinto così in Sport importanti e diversissimi tra loro. Ma Giannino sì perchè aveva trovato la chiave del successo sportivo: volontà, sacrificio, consapevolezza di poter contare solo su se stesso senza alchimie o trucchi che invece così spesso oggi turbano le vite dei nostri giovani sportivi o presunti tali.

Da tutta questa storia nasce la leggenda di Giannino Gambi il più grande campione che mai il Nuoto Italiano e Ravenna abbiano avuto. Per questo un paio d’anni dopo la sua morte il Consiglio Comunale della sua Città , sindaco Angelini, decise all’unanimità  di dedicare a Lui il Centro Nuoto Comunale di via Falconieri. Mai decisione fu più giusta ed anche se ora la nostra giovinezza e di chi ci ha preceduto è passata e con essa sono andati via molti di quelli che ci guidavano nell’apprendere le regole della vita, rimane questo nome.

Ed ogni volta che un ragazzo chiederà  chi era Gianni Gambi forse qualcuno ricorderà  questa mia storia.

 

Webmaster: Giulia

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